Cos’è la parrocchia

(foto dello Studio Fotografico Michela Bonelli)

Che cos’è la parrocchia

alcuni spunti

Tutti facciamo parte di una parrocchia e sappiamo in qualche modo che cosa sia. Vorremmo ora approfondire un poco la nostra conoscenza per poterla anche servire meglio.

Il termine ” parrocchia” deriva dal greco paroikìa, che significa “abitazione presso”. Chi abita presso qualcuno non è stabile, è uno straniero, uno che non ha lì la sua casa.

Abramo, esule in Egitto, era un pàroikos, un forestiero, uno che sta fuori dalla sua terra.

Parrocchia significa dunque “abitazione provvisoria “, “dimora temporanea” e questo si applica molto bene alla Chiesa locale: è infatti per il cristiano una comunità di passaggio.

Già S. Paolo diceva: “non abbiamo qui una città stabile, ma cerchiamo quella futura ”

La parola parrocchia perciò ci ricorda che siamo una comunità di pellegrini, che viaggiano insieme verso la vera patria, il Cielo, e si aiutano a raggiungerla. Un po’ come il Popolo ebreo in cammino verso la Terra Promessa.

Quindi il termine parrocchia ci richiama il “santo viaggio”, che da anni cerchiamo di percorrere.

La Christifideles laici delinea la parrocchia: “Essa è l’ultima localizzazione della Chiesa, è in un certo senso la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie”. È la Chiesa che vive sul posto.

“La parrocchia – continua lo stesso documento – non è principalmente una struttura, un territorio, un edificio, è piuttosto “la famiglia di Dio, come una fraternità animata dallo spirito d’unità” è “una casa di famiglia, fraterna ed accogliente”, è “la casa aperta a tutti e al servizio di tutti, o, come amava dire il papa Giovanni XXIII, “la fontana del villaggio” alla quale tutti ricorrono per la loro sete”. Non è dunque un paese o la chiesa in muratura, ma una vita che trabocca, una convivenza spirituale da costruire giorno per giorno.

Viene in mente la qualifica che S. Agostino dava alla Chiesa (e la parrocchia è Chiesa nel territorio): la Chiesa è carità, è agape.

Paolo VI diceva: “la parrocchia è un prodigio sociale, una bellezza sociale… Qui siete uniti da una rete di rapporti spirituali, qui vi volete bene… vi unisce il vincolo della carità… Badate che questo è il cemento che fa di una popolazione così varia e così diversa e così sparsa un cuor solo e un’anima sola “. “L’originaria vocazione e missione” della parrocchia è “essere nel mondo luogo della comunione dei credenti, e insieme segno e strumento della vocazione di tutti alla comunione”.

La parrocchia è comunità se, come in una famiglia, si vive la condivisione dei beni, si mettono in comune le proprie capacità, si vive l’uno per l’altro, ci si aiuta e ci si ama scambievolmente e si fa di tale comunione un dono al mondo.

Così la parola “comunità” sottolinea l’esigenza di una spiritualità collettiva, che stimoli a vivere la reciprocità e la comunione sul modello della vita della Trinità.

Se vogliamo comprendere meglio che cos’è la parrocchia dobbiamo rifarci alla realtà profonda della Chiesa. “È necessario – leggiamo ancora nella Christifideles laici – che tutti riscopriamo il vero volto della parrocchia, ossia il “mistero” stesso della chiesa presente e operante in essa”.

La Chiesa è Cristo che continua nei secoli, il Suo Corpo mistico! Ricordiamo la frase di S. Bonaventura: “Dove sono due o tre uniti nel nome di Cristo, li è la Chiesa”. E lì è presente Gesù.

Parrocchia è dunque presenza di Cristo fra gli uomini. È una porzione di popolo di Dio, che gode della presenza di Gesù e del suo Spirito, perché unita nel suo nome. “La parrocchia – scrive Paolo VI – attua la presenza di Gesù in mezzo ai fedeli, e in tal modo lo stesso popolo cristiano diventa, si può dire, sacramento, segno sacro, cioè, della presenza del Signore”.

E Giovanni Paolo II spiegava: “Voi siete una parrocchia prima di tutto, grazie al fatto che Cristo è qui, in mezzo a voi, con voi, in voi “.

È bello quanto dice Gerard Rosse a questo proposito: “la comunità cristiana è, sulla terra, il modo attuale di Gesù Risorto di avere relazioni con gli uomini, di entrare in contatto con l’umanità, di agire nella storia”. Essa “costituisce per il mondo degli uomini la presenza “visibile” della persona del Risorto”.