Testo Gv 14,23-29
(edizione Bibbia CEI 2008)
23Gli rispose Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Commento a cura del Gruppo Donne
Parole di conforto
In questo brano Gesù esprime parole di conforto ai discepoli, comunica che non li avrebbe lasciati soli, dimostrandosi affettuoso e preoccupato per loro che dopo la sua morte si sarebbero sentiti persi e abbandonati. Sentiamo che parla anche alle nostre vite, che vuole darci gli strumenti per affrontare ed elaborare la sofferenza e la morte. Ci chiediamo se e quanto la fede possa veramente aiutarci a vivere la sofferenza e ad elaborarla emotivamente. Ci rendiamo conto che facciamo fatica a mettere in relazione queste parole con le realtà quotidiane.
Dimora e vuoto
Gesù in questo brano sta rispondendo alla domanda di un discepolo sul perché non si manifesta al mondo allo stesso modo in cui si manifesta ai discepoli. Gesù pone l’accento sul custodire la Parola, piuttosto che assistere a fatti eclatanti. Il termine usato nel testo si può infatti intendere anche come “custodire”, non solo “osservare”.
Il nostro cammino di fede passa per la Parola che dimora in noi, scende in profondità, diventa parte di noi. Ed è lo Spirito, il Paraclito promesso da Gesù, che ci aiuta a ricordare e custodire ciò che abbiamo accolto. È quella presenza interiore che ci dona pace.
Non sempre però sentiamo che Dio dimora in noi. Sperimentiamo il vuoto, come individui e anche come chiesa. Citato il libro di Laura Verrani “Libere. Le audaci donne della bibbia”: assemblee distratte, giovani assenti, sacramenti vissuti senza entusiasmo. Il vuoto diventa motore per la ricerca. Come il primo annuncio Pasquale che ha la forza di rimettere in moto le cose: Maria di Magdala soffre per la mancanza della persona Gesù, tuttavia, non si ferma e porta l’annuncio della resurrezione. Questo ci aiuta a comprendere che il vuoto che sentiamo non è aridità spirituale ma una parte necessaria del nostro percorso.
Pace, non come la dà il mondo
Meditiamo su cosa voglia dire questa frase di Gesù. Citata l’interpretazione di Fausti: la pace per il mondo è l’intervallo tra due guerre. Dura fino a quando il vincitore può imporla al vinto. È la pax romana, la pax mercatoria, fondata sull’interesse. Ma non è quella la pace di Gesù. Non è nemmeno la pace dello stoico, impassibile davanti al dolore. E neppure la pace apparente di chi vive schiavo dell’egoismo. La pace di Gesù nasce da un amore più forte della morte, è la pace del Crocifisso Risorto. Una pace che ci rende familiari di Dio.
La pace di Gesù non significa vivere sempre serene, ma che nei momenti difficili possiamo cercare la sua presenza, che si manifesta anche attraverso piccoli segni. Pensiamo all’esperienza di persone che nonostante grandi sofferenze sono state in grado di vivere pienamente la propria fede.
La pace di Gesù vive dentro di noi, nel profondo, e possiamo provare a raggiungerla con la meditazione e la preghiera.
Pace e Perdono
Ci chiediamo se attraverso il percorso di perdono si possa arrivare alla pace o se è la pace che aiuta a perdonare.
Consideriamo che alla base del perdono c’è il sentirsi amate. Se ti senti amata riesci di più a perdonare le offese. Ad esempio, nel caso degli adolescenti, sentirsi amati rafforza l’autostima e di conseguenza la capacità di affrontare il bullismo.
Ci sono tribolazioni che dipendono da fatti che non sono imputabili a nessuno. Anche in questo caso, il sentirsi amate in un momento in cui si è sopraffatte dal dolore aiuta a viverlo e superarlo.
Citata la vicenda di Pietro Orlandi che si dichiara non capace di perdonare chi ha fatto del male alla sorella scomparsa, della quale non si sa più nulla. Consideriamo che il percorso di perdono è lungo e presuppone di sapere “chi” e “perché” incolpare.
Ricordiamo la frase: “Non c’è pace senza perdono, non c’è perdono senza giustizia”, un concetto che ricorre nella società civile, per indicare che una società o un individuo non possono raggiungere la vera pace finché non ha messo in pratica il perdono, ma per perdonare occorre che venga assicurata la giustizia.
(l’ho anche trovata come titolo del messaggio di Giovanni Paolo II per la giornata della Pace 2002 XXXV Giornata Mondiale della Pace 2002, Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono | Giovanni Paolo II , ndr)
Meditiamo che il perdono in certe situazioni è una cosa impossibile per l’essere umano da solo, è un dono dello Spirito. Gesù sulla croce non ha aspettato che fosse fatta giustizia, ha avuto parole di perdono per i suoi aguzzini. Pregare per i nostri nemici è faticoso, ma fa cambiare il nostro cuore. E’ un percorso molto difficile, ma che aiuta a vivere una vita migliore.
