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Parrocchia della Resurrezione Voghera

Lc 24, 46-53

Pubblicato il31 Maggio 2025

Testo Lc 24, 46-53

(edizione Bibbia CEI 2008)

4In quel tempo, Gesù disse loro: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”. 51Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. 52Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia 53e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Commento a cura del Gruppo Donne

Vengono ripresi alcuni passi di un commento di p. Alberto Maggi.

• “…la conversione per il perdono dei peccati…”
Il cambio radicale nel proprio comportamento – non pensare più a sé ma agli altri, non pensare ai propri bisogni ma alle necessità degli altri – comporta la cancellazione del peso dei peccati.

• “…cominciando da Gerusalemme…”
Quello che Gesù sta affermando è clamoroso, perché era a Gerusalemme, nel tempio, attraverso sacrifici, offerte e riti, che si concedeva il perdono dei peccati. Con Gesù il ruolo del tempio è concluso, è finito. Il perdono dei peccati non si ha più in un rito, ma nella vita, non attraverso sacrifici o offerte, ma orientando la propria vita per il bene degli altri.
[I riti di sacrificio furono abbandonati quando il Tempio fu distrutto nel 70 d.C. perché i sacrifici potevano essere offerti solo lì (n.d.r. da Levi della Torre in “Uomini e profeti”).]

• “Io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso, ma voi restate in città finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”
Gesù annunzia la venuta dello Spirito Santo e Luca fa coincidere questo evento con il giorno in cui la comunità giudaica festeggiava il dono della legge data da Dio a Mosè sul monte Sinai, nel giorno di Pentecoste.
Con l’avvento di Gesù, questa celebrazione assume un nuovo significato: l’investitura di Maria e degli Apostoli con lo Spirito Santo e la nascita della Chiesa.
Nel mondo in cui la comunità giudaica celebrava e ringraziava per la Legge, sulla comunità scende lo spirito, l’amore di Dio. E’ il nuovo orientamento della comunità, la relazione con Dio ora sarà diversa. Il credente, con Gesù, non sarà più colui che obbedisce a Dio osservando la sua Legge, ma colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al suo, quindi non più la Legge, ma un rapporto d’amore.

Vengono richiamati Gv13, 34-35 “Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» e Sant’Agostino: “Ama e poi fai quello che vuoi”

E’ stato notato un “disallineamento” tra il racconto dell’Ascensione nel Vangelo di Luca e quello di Giovanni.
Giovanni narra di tre apparizioni di Gesù dopo la resurrezione: due nel cenacolo e una sul lago di Tiberiade. In Luca, invece, sembra che Gesù appaia solo una volta prima dell’Ascensione.
Si ritorna sul fatto che non siamo di fronte ad un testo storico e che le differenze non sono importanti ai fini della comprensione del significato autentico sotteso al racconto.
In altre parole dobbiamo ascoltare la Parola che ci viene data volta per volta: oggi abbiamo davanti il Vangelo di Luca: ci dice qualcosa oggi, qui, per noi. Il resto è interessante, ma secondario e se ci soffermiamo a confrontare troppo i vari racconti dei Vangeli rischiamo di allontanarci dal messaggio.

Viene affrontato il tema del distacco, dell’Ascensione. È un passaggio forte: Gesù da figura umana diventa pienamente divina. Non vengono raccontate le reazioni degli apostoli i quali forse avevano intuito che si trattava di un passaggio necessario, che d’ora in avanti il rapporto con Lui sarebbe stato diverso.
Il messaggio è chiaro: “Io devo andare e voi dovete continuare l’opera che vi ho affidato”.
Viene richiamata la frase di Gesù a Maria Maddalena “non trattenermi”, lasciami andare: sembra anticipare il distacco, anche se non è ancora il momento dell’Ascensione.

Viene evidenziata la parola “cominciare”. È significativo che Gesù dica di iniziare da Gerusalemme per poi andare verso tutti i popoli. Questo implica che la novità del Vangelo non è un privilegio da tenere per sé, ma qualcosa da condividere.
Inoltre, il tempo dell’attesa dello Spirito è fondamentale. Tendiamo ad agire subito, ma accogliere lo Spirito richiede preghiera, disponibilità, silenzio interiore. Questo tempo di attesa è importante per far spazio allo Spirito, che è ciò che davvero genera bene.

Ci si interroga su come fare concretamente a far spazio allo Spirito.
Ognuno ha il proprio modo, può essere il silenzio o il non concentrarsi su di sé per dare spazio all’ascolto, alla preghiera, al dialogo o il cercare di vivere concretamente la Parola.
Viene osservato che se siamo qui ancora oggi a riunirci e a confrontarci sul Vangelo, questo è già segno dell’azione dello Spirito. Qualcos’altro non avrebbe resistito 2000 anni. È lo Spirito che ci unisce, che ci motiva a comportarci secondo la fede, che ci fa tornare ogni mercoledì.
Alcuni studiosi, come Alberto Maggi, suggeriscono che più che vedere Gesù risorto, gli apostoli abbiano sentito la sua presenza. Questo “sarò sempre con voi” si manifesta in un tempo dilatato. È un’intuizione profonda che può nascere nel silenzio, ma anche nella quotidianità.
Si concorda sul fatto di ritenere che lo Spirito non sia qualcosa di “magico”, ma che venga elaborato nel discepolato, nella vita vissuta.
Viene fatto riferimento al libro “Senza indugio”: forse l’Ascensione non è da intendersi in senso letterale, come “salire in alto”. Ma non è chiaro come interpretarla diversamente, al di là delle rappresentazioni artistiche.

• “Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.”
Secondo Maggi, la conclusione del vangelo di Luca è molto deludente: l’evangelista vuole dire che non avevano capito assolutamente niente. Il tempio, il luogo che per Gesù era quello di massimo pericolo, il luogo che Gesù aveva detto essere un covo di ladri e che sarebbe stato distrutto, per i discepoli è il luogo di massima sicurezza. Ci vorrà la discesa dello Spirito Santo, la potenza di Dio, per farli uscire dal tempio e andare verso l’umanità, verso tutti i popoli pagani, come Gesù aveva loro richiesto.

Non si é d’accordo sul fatto che gli apostoli non avessero capito: Gesù ha detto loro di cominciare da Gerusalemme e forse loro, ritornando al Tempio, intendono iniziare a convertire proprio il luogo del dolore e dello scandalo per poi andare da tutte le genti.

Per il riferimento alla venuta dello Spirito Santo viene fatta una digressione sulla Pentecoste.
Il termine deriva dal greco pentēkostḗ = cinquantesimo.
Per le prime tribù ebraiche, la Pentecoste era la festa della mietitura e delle primizie (ossia i primi frutti del nuovo raccolto) e si chiamava Shavuot. Tale festività si celebrava sette settimane dopo la Pasqua, coincideva con l’inizio della mietitura e la raccolta dei primi frutti ed aveva lo scopo di ringraziare Dio per i doni della terra.
Successivamente la ricorrenza dello Shavuot venne arricchita anche con il ricordo del momento solenne in cui sul Monte Sinai Dio donò a Mosè le Tavole della Legge contenenti i precetti del volere divino.
Secondo la tradizione, il primo a parlare di Pentecoste in onore dello Spirito Santo fu Tertulliano (150-230 d.C.), uno dei più famosi apologisti cristiani dell’epoca. Alla fine del IV la Pentecoste risulta un festa già ben definita, in occasione della quale venivano battezzati i catecumeni che non avevano potuto ricevere questo sacramento a Pasqua. In principio la ricorrenza durava una settimana: nei secoli i giorni sono stati via via ridotti, fino ad arrivare al 1911, quando la Chiesa cattolica di papa Pio X abolì anche il lunedì di Pentecoste, che tuttavia è ancora giornata festiva ad esempio in Alto Adige, in Francia e nei Paesi protestanti.

Strada Oriolo 7, 27058 Voghera (PV)

Telefono: 0383/369578

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Parroco pro tempore: Don Pio Francesco Lovetti

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